Sicurezza Vaccini – Rapporto AIFA

Vaccini. Aifa: “Loro sicurezza è confermata”. Somministrate 18 mln di dosi. Segnalate 7.267 reazioni avverse (per lo più febbre) e 13 decessi ma nessuno correlabile alla vaccinazione

Pubblicato dall’Agenzia del farmaco il rapporto sulla ‘vaccino vigilanza’ 2018. Crescono le segnalazioni di reazioni avverse rispetto all’anno scorso ma l’Agenzia precisa che è “indicativo di una sempre maggiore attenzione alla vaccinovigilanza da parte sia degli operatori sanitari che dei cittadini”. Li Bassi: “L’immunizzazione è ampiamente riconosciuta come uno degli interventi sanitari più efficaci e convenienti nella storia della salute pubblica. Grazie ai vaccini si continuano a salvare globalmente milioni di vite ogni anno”. IL RAPPORTO

30 LUG – “Dall’analisi dei dati nazionali, non sono emerse informazioni che possano influenzare il rapporto beneficio-rischio per le varie tipologie di vaccino correntemente utilizzate, confermando quindi la loro sicurezza”. È quanto scrive l’Aifa nel Rapporto Vaccini 2018.

18 milioni di dosi somministrate.“Complessivamente – si legge – , su un totale di circa 18 milioni di dosi somministrate in Italia nel 2018 per tutte le tipologie di vaccino, sono state effettuate 31 segnalazioni ogni 100.000 dosi, che corrispondono a circa 12 segnalazioni ogni 100.000 abitanti. La frequenza delle segnalazioni relative a reazioni avverse gravi correlabili è di 3 eventi ogni 100.000 dosi. Le reazioni correlabili segnalate sono tutte note e quindi, già riportate nelle informazioni sul prodotto dei vaccini autorizzati in Italia”.

Crescono le segnalazioni. Rispetto al 2017, nel 2018 sono state 7.267 (12% delle segnalazioni totali, farmaci e vaccini). Il 76% delle segnalazioni (n. 5.536) si riferisce a sospetti eventi avversi che si sono verificati nel 2018 (inserite e insorte nel 2018), mentre il 20% circa (n. 1.485) a casi che si sono verificati negli anni precedenti. In termini percentuali, complessivamente le segnalazioni provengono da medici (52,6%), personale sanitario non medico (23,4%), farmacisti (12,7%) e cittadini/pazienti (11,3%).

“L’andamento crescente del numero delle sospette reazioni avverse – commenta l’Aifa – è indicativo di una sempre maggiore attenzione alla vaccinovigilanza da parte sia degli operatori sanitari che dei cittadini. Dall’analisi dei dati nazionali, non sono emerse informazioni che possano influenzare il rapporto beneficio-rischio per le varie tipologie di vaccino correntemente utilizzate, confermando quindi la loro sicurezza”.

Le reazioni più frequenti.Quasi la metà delle reazioni avverse è stata la febbre alta mentre tra le meno comuni il vomito, l’orticaria e le reazioni cutanee.

“L’immunizzazione è ampiamente riconosciuta come uno degli interventi sanitari più efficaci e convenienti nella storia della salute pubblica. Grazie ai vaccini si continuano a salvare globalmente milioni di vite ogni anno. Il monitoraggio dei vaccini riveste pertanto un’importanza fondamentale a servizio di tutti, per promuovere il loro uso e per garantirne sempre, come anche per tutti i farmaci, il giusto rapporto rischio / beneficio”, scrive nella prefazione il Dg di Aifa Luca Li Bassi.

“Nello scorso anno – afferma il presidente del Nitag, Vittorio Demicheli – , pur in presenza di un aumento delle coperture e delle dosi somministrate (oltre 17 milioni) sono stati segnalati pochissimi eventi gravi e nessun decesso ritenuto almeno potenzialmente correlabile con la vaccinazione. Non sono stati rilevati problemi o allarmi specifici, anche per i vaccini di recente introduzione e soprattutto, la sensibilità e la qualità del sistema sono in costante miglioramento. Se si confrontano i numeri del nostro sistema con quelli disponibili a livello internazionale, si osserva come la sensibilità e la qualità dei nostri dati si collochino costantemente nelle prime posizioni, soprattutto per quel che riguarda i vaccini. Si tratta di un sistema aperto, dinamico, cui tutti (professionisti sanitari, pazienti, genitori, semplici cittadini) possono contribuire con le proprie segnalazioni. Questo significa che la probabilità che eventuali eventi avversi importanti sfuggano alle nostre segnalazioni e alla loro interpretazione è tra le più basse al mondo. Inoltre, il sistema ha piena trasparenza con accesso ai dati grezzi, interrogabili sul sito web dell’Aifa, e con rapporti pubblicati con cadenza annuale o biennale da ormai dieci anni”.

“Il tema delle vaccinazioni – prosegue Demicheli – facilmente si presta a contrapposizioni ideologiche. Da una parte chi è pregiudizialmente contrario alimenta facilmente le paure sugli eventi avversi gravi, come l’autismo, che la ricerca ha dimostrato non essere correlato alle vaccinazioni. Dall’altra alcuni paladini mediatici delle vaccinazioni le difendono con argomentazioni ideologiche o morali. I solidi dati del nostro sistema di vigilanza mostrano che i vaccini, come tutti i medicinali, non sono esenti da rischi, ma che questi sono di gran lunga inferiori ai rischi legati alle malattie che i vaccini efficacemente prevengono”

Sono stati segnalati 13 casi decesso post immunizzazione ma nessuno caso è correlabile alla vaccinazione. 

Due segnalazioni di reazione avversa grave a vaccino esavalente l’esito decesso che è risultato non correlato alla vaccinazione sulla base delle informazioni disponibili. Nel dettaglio, il primo caso (segnalazione spontanea) è relativo a un paziente di 6 mesi e di sesso maschile, affetto da sindrome di Down e cardiopatia congenita diagnosticata come tetralogia di Fallot associata a canale atrioventricolare completo tipo A Rastelli, già soggetto a crisi ipossiche in relazione a stimoli parafisiologici. Il secondo caso è una segnalazione spontanea relativa a paziente di 2 anni e 6 mesi, di sesso femminile, affetta sindrome di Dravet associata a malformazioni cardiache e del sistema nervoso non altrimenti specificate.

Si sono verificatidue casi di reazione avversa grave con esito decesso a seguito di somministrazione di vaccino antipneumococcico coniugato, nessuno dei quali correlato alla vaccinazione sulla base delle informazioni disponibili. Il primo caso è stato già descritto nella sezione relativa ai vaccini esavalenti ed è relativo ad un paziente di 6 mesi con difetto cardiaco congenito maggiore non operato, già soggetto a crisi ipossiche in relazione a stimoli parafisiologici. Il secondo caso (segnalazione spontanea da azienda farmaceutica) è relativo ad una paziente di 59 anni di sesso femminile, affetta da broncopneumopatia cronica ostruttiva e anomalie cardiovascolari (intervallo QT prolungato).

Si sono verificati due casi di reazione avversa grave con esito decesso a seguito di somministrazione di vaccino antimeningococcico B. Nessuno dei due eventi è risultato correlato alla vaccinazione sulla base delle informazioni disponibili. Il primo caso riguarda una segnalazione spontanea riferita a una paziente di 4 anni di sesso femminile con insufficienza respiratoria cronica, portatrice di tracheostomia e PEG, affetta da atrofia muscolare spinale di tipo 1 (SMA-1), una patologia neurodegenerativa su base genetica. Il secondo caso è relativo a una segnalazione di tipologia non nota e riferita a paziente di 5 mesi di sesso maschile, per il quale è stata disposta l’autopsia per sospetta “morte improvvisa nel sonno” ma il riscontro autoptico rivelava una polmonite bilaterale massiva, definita a decorso paucisintomatico.

Si è verificato un caso di reazione avversa grave con esito decesso a seguito di somministrazione di vaccino MPRV, risultato “indeterminato” su base delle informazioni disponibili. Si tratta di una segnalazione spontanea, relativa a una paziente di un anno che presentava febbre elevata (con Tc di 39°), trattata con paracetamolo, a circa tre giorni dalla vaccinazione con vaccino MPRV. Successivamente, comparivano sonnolenza e pallore per cui veniva condotta in pronto soccorso dove veniva evidenziata una grave epatopatia con associate anemia, piastrinopenia e alterazione dei parametri della coagulazione che evolvevano verso una sindrome multiorgano con acidosi respiratoria e metabolica. Il tempo di insorgenza della febbre non è compatibile con quanto noto per il tipo di vaccinazione. Lo stress midollare non risultava riconducibile a una malattia ematologica primitiva dagli accertamenti effettuati ed è stato considerato secondario alla grave epatopatia. Escluse altre cause di epatopatia acuta con pancitopenia (malattie metaboliche, infezioni virali e forme rare ereditarie come la linfoistiocitosi emofagocitica familiare), l’ipotesi formulata è stata di epatopatia acuta da paracetamolo anche in base ad un parziale miglioramento osservato dopo terapia con antidoto specifico (acetilcisteina in base al peso). Non è stato eseguito riscontro autoptico per decisione personale dei familiari e pertanto, non è stato possibile definire con certezza il ruolo dei fattori di confondimento.

Si sono verificati sei casi di reazione avversa grave con esito decesso a seguito di somministrazione di vaccino antinfluenzale. Nessuno di questi eventi è risultato correlato alla vaccinazione sulla base delle informazioni disponibili; cinque casi si riferiscono a soggetti ultraottantenni affetti da pluripatologie e un caso si riferisce a una 52enne che ha presentato una papillite ottica tre settimane dopo la vaccinazione e un carcinoma al polmone destro.

FONTE: quotidiano sanità

Fascicolo sanitario elettronico

L’agenzia AGID in audizione, in commissione parlamentare semplificazione, in merito all’accesso dei cittadini ai servizi erogati dal Servizio sanitario nazionale, sostiene che
vanno coinvolti di più i medici di medicina generale e i pediatri in modo che possano inserire nel fascicolo sanitario elettronico le informazioni dei propri assistiti, collegando questo agli indicatori di performance e “solo la metà dei medici di medicina generale e pediatri lo utilizzano effettivamente”.
Inoltre l’Agid sostiene che è necessario aggiornare ancora i sistemi informativi.

Fascicolo sanitario elettronico. Agenzia Digitale: “Coinvolgere di più medici di famiglia e pediatri”
È quanto ha sostenuto l’Agid durante la sua audizione in commissione parlamentare Semplificazione, in merito all’accesso dei cittadini ai servizi erogati dal Ssn. “In parecchie Regioni sono obsoleti dal punto di vista dell’hardware e del software e non sempre la connettività è sufficiente per scambiare informazioni fondamentali perché si tratta di file molto pesanti”.

29 LUG – I rappresentanti dell’Agenzia per l’Italia digitale sono andati in Audizione, in commissione parlamentare Semplificazione, in merito all’accesso dei cittadini ai servizi erogati dal Servizio sanitario nazionale.

Secondo l’Agid vanno coinvolti di più i medici di medicina generale e i pediatri in modo che possano inserire nel fascicolo sanitario elettronico le informazioni dei propri assistiti, collegando questo agli indicatori di performance e “solo la metà dei medici di medicina generale e pediatri lo utilizzano effettivamente”.

Sempre secondo Agid è necessario aggiornare ancora i sistemi informativi sanitari: “in parecchie Regioni sono obsoleti dal punto di vista dell’hardware e del software e non sempre la connettività è sufficiente per scambiare informazioni fondamentali perché si tratta di file molto pesanti”.

Gli standard sono utili perché consentiranno di utilizzare il fascicolo sanitario “non solo come contenitore di documenti ma anche per estrarne i dati che potranno essere usati dal mondo della ricerca e dai professionisti sanitari per fare le analisi a riguardo”.

Di tutto ciò ne potrà beneficiare la stessa programmazione sanitaria e la ricerca scientifica ed epidemiologica, anche per “valutare la qualità delle cure somministrate”.

FONTE: quotidiano sanità

Pronto Soccorso: nuove linee Guida, nuovi codici di priorità per il Triage

Nel modello proposto dal Ministero si adotta un sistema di codifica a 5 codici numerici di priorità, con valori da 1 a 5 e avremo il” Bed manager “al quale sarà affidata la disponibilità dei letti-8 ore per la presa in carico .

Pronto soccorso. Le nuove linee guida in vista del traguardo. Accanto ai codici a colori nel triage, arrivano i numeri: da 1 (il più grave) a 5. Massimo 8 ore di attesa per presa in carico e disponibilità letti sarà affidata al “bed manager”

Trasmesso alle Regioni il documento definitivo elaborato dal Tavolo di lavoro istituito al Ministero della Salute che accoglie le richieste degli Enti locali e che ora è pronto per il via libera in Stato-Regioni. Definiti anche gli standard strutturali e di personale per l’Osservazione breve intensiva e le azioni per ridurre il sovraffollamento tra cui il blocco dei ricoveri programmati, l’istituzione della stanza/area di ricovero (“Admission Room”), in sostanza aree dell’ospedale ed esterne al Pronto Soccorso dedicate ai pazienti in attesa di ricovero, come soluzione provvisoria e l’implementazione del bed management.

29 LUG – Nuovi codici numerici per la definizione delle priorità che vanno ad aggiungersi ai colori (come richiesto dalle Regioni) e nuovi standard per l’Osservazione breve intensiva e azioni per ridurre il sovraffollamento tra cui il blocco dei ricoveri programmati e l’implementazione del bed management. Sono queste le direttrici su cui si muovono le nuove linee guida elaborate dal Tavolo di lavoro istituito presso il Ministero della Salute ed inviate alle Regioni.

Il documento era stato già presentato a giugno ma le Regioni avevano chiesto alcune modifiche, tra cui la più importante era quella di mantenere (perlomeno in una prima fase transitoria) i codici di priorità a colori accanto alla nuova codifica numerica. Modifiche accettate dal Ministero che ha inviato nuovamente il testo agli Enti locali e che ora dovrà essere approvato nella Conferenza Stato-Regioni di giovedì 1 agosto.

Ma vediamo in sintesi tutte le novità delle nuove linee guida:

Nuovi codici di priorità per il Triage. Nel modello proposto dal Ministero si adotta un sistema di codifica a 5 codici numerici di priorità, con valori da 1 a 5, ove 1 indica il massimo livello di gravità. “Le Regioni – si legge – possono associare al codice numerico anche il codice colore. La nuova codifica consente di focalizzare l’attenzione sulle condizioni cliniche che rientrano nell’ambito dell’urgenza differibile, individuando l’ambito delle patologie da definire come urgenza minore. L’implementazione della nuova codifica dovrà avvenire progressivamente, entro 18 mesi dalla pubblicazione del presente documento.

Per ognuno dei 5 codici, si indica anche il tempo massimo di attesa per l’accesso alle aree di trattamento, che va dall’accesso immediato per l’emergenza all’accesso entro 240 minuti per le situazioni di non urgenza. Nella tabella che segue sono riportati i cinque livelli, la loro denominazione, la loro definizione e i tempi massimi di attesa per l’accesso alle aree di trattamento”.

Per una corretta gestione del percorso diagnostico-terapeutico dei pazienti che accedono al P.S. si raccomanda un tempo non superiore alle 8 ore dall’arrivo, anche nel caso di presentazioni cliniche complesse, in aderenza a quanto evidenziato nella letteratura internazionale.

Il Triage. Il documento costituisce un aggiornamento delle Linee di indirizzo sul Triage emanate con l’Accordo SR del 2003 e, nel ridefinire la funzione di Triage, sviluppa le possibilità organizzative, in linea con i recenti dati di letteratura internazionale e con l’attuale fase di ridisegno del nostro sistema sanitario, allo scopo di migliorare la presa in carico del paziente e l’inizio del trattamento urgente.

Il Triage è l’inizio del percorso di Pronto Soccorso ed ha due obiettivi:
– individuare le priorità di accesso alle cure;
– indirizzare il paziente all’appropriato percorso diagnostico-terapeutico

Nel documento si ribadisce che il Triage in Pronto Soccorso “è una funzione infermieristica effettuata da personale con appropriate competenze e attuata sulla base di linee guida e protocolli in continuo aggiornamento. L’infermiere di Triage è dotato di autonomia professionale, in relazione alle competenze acquisite durante il corso di formazione, può essere specificatamente autorizzato alla somministrazione di alcuni farmaci, all’esecuzione di prelievi ematici ed all’inizio di trattamenti, qualora queste attività siano previste da protocolli interni.

Percorsi rapidi (Fast Track, See and Treat)
Il See and Treat è un modello di risposta assistenziale alle urgenze minori che si basa sull’adozione di specifici protocolli medico-infermieristici condivisi per il trattamento di problemi clinici preventivamente definiti. Il paziente viene preso in carico in una determinata area del pronto soccorso dall’infermiere in possesso di formazione specifica che applica le procedure previste da protocolli condivisi e validati, assicura il completamento del percorso e può essere specificamente autorizzato alla somministrazione di alcuni farmaci. Si tratta di un modello di risposta assistenziale alle urgenze minori di pertinenza mono specialistica.

Percorso pediatrico
Si spiega come particolare attenzione dovrà essere dedicata alla rilevazione e al trattamento del dolore pediatrico. Per questo motivo, dovranno essere disponibili ed utilizzate, correttamente e costantemente, dall’infermiere addetto al triage le scale validate del dolore pediatrico, specifiche per fasce d’età.

Linee guida Osservazione breve intensiva (OBI). Ma non solo triage, nel documento sono anche definiti vari aspetti di continuità all’ interno del percorso di cura del paziente in Pronto Soccorso, OBI, ricovero, individuando i limiti temporali delle prestazioni.

“L’OBI – si legge – costituisce una modalità di gestione delle emergenze-urgenze per pazienti con problemi clinici acuti ad alto grado di criticità ma a basso rischio evolutivo, oppure a bassa criticità ma con potenziale rischio evolutivo, aventi un’elevata probabilità di reversibilità, con necessità di un iter diagnostico e terapeutico non differibile e/o non gestibile in altri contesti assistenziali. Dal punto di vista organizzativo l’OBI è una unità funzionale del Pronto Soccorso.

Le funzioni dell’OBI si realizzano in:
– osservazione clinica;
– terapia a breve termine di patologie a complessità moderata;
– possibilità di approfondimento diagnostico – terapeutico finalizzato al ricovero appropriato o alla dimissione.

Tempi massimi in OBI. Nelle linee guida si specifica come” l’ammissione dei pazienti in O.B.I., laddove appropriata, deve avvenire entro un tempo massimo di 6 ore dalla presa in carico e la permanenza non deve superare le 36 ore dalla presa in carico al triage”.
Il trattamento in OBI può esitare a sua volta in:
– Ricovero presso una unità di degenza della struttura ospedaliera (che inizia dall’ ora di dimissione dall’OBI) o trasferimento presso altra struttura per acuti;
– Dimissione con affidamento alle strutture territoriali o residenziali, prevedendo se necessario il controllo presso strutture ambulatoriali dell’Azienda sanitaria (follow up).

Standard strutturali dell’OBI. Le linee guida precisano come l’area di OBI “è attivata in locali dedicati ed abitualmente è collocata in posizione adiacente o comunque nelle immediate vicinanze del Pronto Soccorso. Il locale dedicato all’OBI, organizzato in strutture open-space e/o a box singoli, è opportunamente attrezzato per garantire la tutela della privacy ed il comfort del paziente”.

Nell’OBI, sia per adulti che pediatrica, oltre alla dotazione standard di materiale sanitario, sono presenti le seguenti apparecchiature:
– carrello per l’emergenza;
– monitor defibrillatore/stimolatore;
– ventilatore meccanico;
– dispositivi per la somministrazione di Ossigeno nelle diverse situazioni cliniche (maschera di Venturi, maschera ad alto flusso, CPAP – Pressione Positiva Continua nelle vie Aeree);
– elettrocardiografo;
– pompe infusionali.

Devono, inoltre, essere disponibili nell’ambito del Pronto Soccorso le seguenti apparecchiature: ecografo pluridisciplinare ed emogasanalizzatore.

Nell’OBI pediatrica devono essere presenti le dotazioni di dispositivi e apparecchiature adeguati alle diverse fasce di età. Nell’OBI ostetrica la dotazione tecnologica deve prevedere anche un ecografo multidisciplinare con sonda transvaginale (ecofast) e un apparecchio di cardiotocografia fetale.

Standard personale OBI. La postazione è l’unità dedicata al paziente ove si realizzano le attività di assistenza, diagnosi e cura, nel rispetto della privacy e del comfort. La dotazione delle postazioni dedicate all’OBI è individuata mediante il criterio di 1 postazione ogni 5.000 accessi al Pronto Soccorso

Per l’OBI pediatrica si prevedono almeno 2 postazioni per ogni U.O. di Pediatria o P.S. pediatrico, oppure 1 postazione ogni 4.000 accessi in P.S. Le postazioni di OBI sono funzionali e pertanto non devono essere considerate nella dotazione totale dei posti letto dedicati al ricovero ospedaliero.

E’ necessario dotare almeno il 50% delle postazioni di sistemi di monitoraggio multiparametrico del paziente. Inoltre si precisa che la dotazione di personale assegnato all’OBI, in modo integrato con il Pronto Soccorso, è proporzionale alle dimensioni della struttura, intendendo per dimensione il numero di postazioni operanti

Per un modulo di 5-8 postazioni, si indica come dotazione minima la presenza di una unità infermieristica nelle 24 ore e di una unità medica per almeno 8 ore diurne non continuative. Nelle ore notturne la presenza del medico è assicurata dal personale in servizio presso il Pronto Soccorso. Per quanto riguarda il personale di supporto, è altresì indicata la presenza di una unità di OSS nelle 12 ore diurne; nelle ore notturne tale risorsa può essere condivisa con il P.S.

Il personale dell’OBI opera in maniera integrata e coordinata con il restante personale del Pronto Soccorso e, ove presente, della Medicina d’Urgenza, al fine di garantire la continuità assistenziale.

Azioni per ridurre il sovraffollamento in Pronto soccorso.
In generale nel documento si definiscono le azioni che possono essere introdotte per ridurre il fenomeno e che principalmente “richiedono un’azione integrata con la rete dei servizi territoriali sanitari e sociali presenti a livello locale”.

Di seguito sono elencate le principali azioni da attuarsi a livello di rete dei servizi ospedalieri e territoriali:
– Definizione per ciascun territorio di percorsi di “affidamento diretto” per la presa in carico da parte delle Unità Operative Ospedaliere dei casi urgenti già seguiti dalle stesse (es. pazienti oncologici- nefrologici-ematologici- supporto trasfusionale-urologici).
– Definizione per ciascun territorio di percorsi per la gestione delle urgenze ambulatoriali con classe di priorità di tipo U (entro 72 ore).
– Implementazione presso ciascun Pronto Soccorso di modalità strutturate per la gestione l’informazione/indirizzamento dei pazienti verso la rete dei servizi sociali sociosanitari per percorsi complessi.
– Definizione per ciascun territorio di protocolli per l’identificazione, trattamento, dimissione e presa in carico sanitaria e/o sociale dei “frequent user”.
– Definizione per ciascun territorio di percorsi condivisi tra ospedale e territorio per la gestione del “fine vita” con particolare riferimento ai pazienti in Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) e in strutture protette.
– Realizzare e rafforzare i servizi territoriali e soprattutto la loro capacità di intercettare quanto sarebbe inappropriato nell’ambito del Pronto Soccorso, incentivando la realizzazione di Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), di Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) o anche di Case della salute e Ospedali di Comunità, Hospice.
– Attivazione di soluzioni volte a migliorare l’accessibilità ai servizi di continuità assistenziale, quali ad esempio l’attivazione del numero unico europeo 116117.

Ma non solo nelle linee guida si definiscono anche altre azioni specifiche:
– Adozione di protocolli per la gestione di casi clinici specifici (es.: dolore toracico, ictus
– Adozione dei percorsi di Fast Track per prestazioni a bassa complessità;
– Monitoraggio dei tempi di esecuzione e refertazione degli esami radiologici, di laboratorio e delle consulenze, per incrementare il grado di efficienza della fase di processo;
– Individuazione di percorsi dedicati per le prestazioni specialistiche rivolte al Pronto Soccorso, che devono essere separati da quelli rivolti ai pazienti degenti e ambulatoriali; inoltre, per garantire la tempestività di completamento dell’iter diagnostico in Pronto Soccorso, deve essere sempre specificato il livello di priorità distinguendo tra “emergenza” ed “urgenza”;
– Adozione di strumenti di comunicazione (sistemi informativi) volti a condividere con i servizi ed il personale coinvolto i livelli di priorità e le informazioni sullo stato di avanzamento dei percorsi;
– Rilevazione dei carichi di lavoro e adeguamento delle risorse adottando anche modalità organizzative che consentano la flessibilità degli organici attivi in funzione del reale grado di attività del servizio nei periodi di prevedibile iperafflusso;
– Adeguamento della dotazione organica di personale anche in funzione del ruolo svolto nell’ambito della rete dell’emergenza- urgenza (Pronto Soccorso, DEA I livello, DEA II livello) e della presenza di strutture quali la Medicina d’urgenza, della Terapia sub intensiva, etc …
– Attuazione di strategie di “rinforzo temporaneo” del personale medico, infermieristico e di supporto.

A prescindere da queste azioni preventive il documento suggerisce anche le azioni da mettere in atto in caso di iperafflusso:
– Definizione di un numero preordinato di posti letto, di area medica e chirurgica, quotidianamente a disposizione del Pronto Soccorso, al fine di assicurare le esigenze ordinarie di ricovero urgente di tale servizio.
– Implementazione di un cruscotto in grado di rappresentare l’effettiva situazione dei posti letto disponibili o che si renderanno disponibili in tempi brevi.
– Pianificazione di un numero di dimissioni medio pari al bisogno quotidiano del Pronto Soccorso, anche attraverso il monitoraggio della durata di degenza dei pazienti.
– Definizione di modalità che garantiscano la possibilità di dimissione dai reparti anche nei giorni prefestivi e festivi, soprattutto a ridosso del fine settimana, almeno per quei pazienti che dispongano già o non richiedano un percorso di presa in carico a livello territoriale.
– Adozione di specifiche procedure organizzative aziendali e interaziendali che garantiscano il rapido back transfer dei pazienti dai centri Hub di riferimento ai centri Spoke, con l’obiettivo prioritario di decongestionare i centri a maggior afflusso di pazienti.
– Definizione di accordi di rete con i presidi ospedalieri e/o cliniche, che non hanno ruolo nella rete dell’emergenza-urgenza, per la disponibilità di posti letto per acuti e per post-acuti.
– Istituzione della stanza/area di ricovero (“Admission Room”), aree dell’ospedale ed esterne al Pronto Soccorso, dedicate ai pazienti in attesa di ricovero, come soluzione provvisoria da utilizzare nel caso di grave sovraffollamento.
– Definizione di percorsi che consentano nelle situazioni più gravi, di operativa h possibilità di ricovero in altro presidio ospedaliero, previa verifica della reale disponibilità del Posto Letto, e senza interferire significativamente con l’attività di accettazione Pronto Soccorso / Ospedale.
– Definizione di percorsi ambulatoriali post-Pronto Soccorso per la presa in carico del paziente al fine di garantire una dimissione sicura e una minore percentuale di re-ingressi in Pronto Soccorso.
– Blocco temporaneo dei ricoveri programmati o non urgenti per un intervallo di tempo rapportato alla severità del sovraffollamento. Inizialmente la soluzione dovrà interessare le Unità Operative dell’area medica, compresa l’area medico-specialistica, e in seconda istanza le Unità Operative dell’area chirurgica.

Bed Management. Nel documento riveste particolare rilevanza l’implementazione delle funzioni di Bed Management, all’ottimizzazione all’utilizzo della risorsa “posto letto” mediante un puntuale e metodico governo delle fasi di ricovero e di dimissione.

“L’istituzione della funzione del Bed Management – si legge – rappresenta un elemento di facilitazione nel processo di governo dei flussi del paziente in ospedale e rappresenta una funzione della Direzione Aziendale tesa ad assicurare il coordinamento e l’integrazione tra logistica, aree produttive ospedaliere e percorsi diagnostici terapeutici. Al momento non c’è un unico modello di riferimento per la funzione di Bed Management, in quanto ogni realtà deve rispondere con proprie risorse umane, logistiche e tecniche, tuttavia tale funzione rappresenta un’espressione di integrazione professionale medico-infermieristica nell’ambito di un team i cui componenti devono possedere le seguenti caratteristiche: la conoscenza approfondita dell’ospedale e la conoscenza delle esigenze operative, al fine di garantire la massima integrazione tra i percorsi di urgenza e quelli programmati”.

La funzione del Bed Management dovrà essere declinata in un regolamento che ne evidenzi le modalità organizzative e le relative attività e dovrà basarsi su alcuni capisaldi:
– verifica in tempo reale della disponibilità dei posti letto; o indicazione dei tempi di ricovero attraverso un sistema di relazione continuo con le UUOO, supportato da un cruscotto per il monitoraggio;
– verifica della programmazione delle dimissioni e della continuità delle stesse nell’arco di tutta la settimana; organizzazione di un sistema di dimissioni verso altri setting assistenziali (Post acuzie, Riabilitazione, Ospedali di Comunità, Case della Salute, ecc.);
– di concerto con la Direzione Sanitaria, procede al monitoraggio della durata della degenza dei pazienti. Sviluppare un sistema di presa in carico precoce delle “dimissioni difficili” sin dal momento del ricovero;
– monitorare i percorsi dei pazienti considerati “frequent use/ anziani fragili e socialmente difficili.

Si dovrà poi prevedere un cruscotto per il monitoraggio dei posti letto e delle dimissioni in tempo reale che dovrà interfacciarsi con il sistema informativo del Pronto Soccorso. I dati di monitoraggio, disponibili on line, saranno visibili per le Unità Operative con l’obiettivo di promuovere una collaborazione tra tutte le strutture del presidio ospedaliero. Periodicamente saranno pubblicati report sui dati di attività.

FONTE: quotidiano sanità

Pensiero per Cianci Lolimar

Oggi 16 luglio è volata in cielo Cianci Lolimar da tempo combatteva con la Sclerosi Sistemica .

La famiglia addolorata sperava che fosse possibile un trapianto di polmoni ma questa mattina la situazione è precipitata ed ha smesso di vivere.

Una giovane donna di vicino Teramo ,di soli 46 anni . Lascia tre figli e il marito che non l’ha lasciata un’istante durante il ricovero alla Columbus Agostino Gemelli.

L’associazione As.Ma.Ra Onlus ed io personalmente siamo davvero addolorati .Siamo vicini a tutta la famiglia , pregheremo il Signore affinchè l’accolga nel regno dei cieli e chel’aiuti a vegliare sempre sui suoi figli .

Ciao Lolimar

Patto per la Salute. Al via la Maratona di ascolto del Ministero

FONTE: www.quotidianosanita.it

Partita oggi la tre giorni di ascolto voluta dal Ministero, in vista della definizione del nuovo Patto, in cui saranno auditi i principali attori del Ssn: ordini, sindacati, società scientifiche, imprese e associazioni dei pazienti. Per l’occasione Qs sta raccogliendo i contributi così da pubblicarli in un instant book gratuito.

08 LUG – Ha preso il via oggi al Ministero della Salute la Maratona di ascolto in vista della definizione del nuovo Patto per la Salute.

Un percorso di condivisione partecipata con tutti i protagonisti della sanità italiana che passa attraverso l’incontro con i tre pilastri del sistema salute.

Il programma.
L’8 luglio il ministero incontra le federazioni degli ordini professionali, le società scientifiche, le associazioni professionali, i sindacati.
Il 9 luglio è invece il turno delle associazioni delle imprese del settore farmaceutico, dispositivi medici, ricerca e sviluppo.
Il 10 luglio è il momento dell’incontro con le associazioni dei pazienti e l’attivismo civico.

L’instant book di Quotidiano Sanità.
In occasione della Maratona Qs ha deciso di raccogliere tutti i contributi dei protagonisti che saranno inseriti in un instant book gratuito. Per coloro che hanno partecipato alla Maratona e desiderano inviare il proprio contributo da inserire nell’instant book basta inviare il tutto all’indirizzo mail: quotidianosanita@hcom.it spcecificando nell’oggetto ‘Maratona Patto Salute’.

“Grazie per essere qui oggi alla prima giornata della #MaratonaPattoSalute. Sono felice di ascoltare le vostre proposte. Siete i pilastri del nostro Servizio sanitario nazionale, il vostro punto di vista è importante in vista della scrittura del Patto 2019-2021”. Così il ministro della Salute Giulia Grillo, intervenendo al primo giorno della Maratona Patto Salute. Complessivamente, l’evento coinvolge più di 350 protagonisti del settore sanitario in tre giornate: 8, 9 e 10 luglio. La prima giornata è dedicata agli operatori, la seconda alle imprese, la terza alle associazioni dei pazienti.

Gli interventi hanno durata di tre minuti, per dare modo a tutti di contribuire e partecipare alla costruzione del nuovo Patto per la Salute 2019-2021.
Oggi hanno parlato oltre 150 rappresentanti degli operatori sanitari: circa 70 durante la mattinata, nell’Auditorium “Biagio d’Alba” della sede ministeriale di viale Giorgio Ribotta, dove ha presieduto l’apertura dei lavori il Sottosegretario Armando Bartolazzi; circa 80 invece i relatori nella sessione pomeridiana nell’Auditorium “Cosimo Piccinno” della sede di Lungotevere Ripa, alla presenza del ministro Grillo.

Quali problemi pone la sclerosi sistemica e quali sono le prospettive di cura per il futuro?

FONTE: www.fondazioneserono.org

La reumatologa Francesca Ingegnoli, nella terza parte dell’intervista sulla sclerosi sistemica spiega quali sono i problemi relativi alla malattia che attendono soluzioni adeguate e quali le prospettive future per la sua cura.

 

La diagnosi precoce è il primo dei problemi illustrati da Francesca Ingegnoli. Il fenomeno di Raynaud, che nella maggioranza dei casi è il sintomo di esordio della sclerosi sistemica viene sottovalutato e non indirizza verso l’esecuzione di quegli esami, come la capillaroscopia, che permetterebbero di arrivare rapidamente alla diagnosi.

Alla sottovalutazione di questo sintomo di allarme può contribuire anche il malato stesso che, per un certo tempo, non gli attribuisce il peso che merita. Un’altra problematica che influenza negativamente il percorso di diagnosi di cura, e con esso la vita stessa dei malati, è che gli esami che servono a formulare la diagnosi di sclerosi sistemica si eseguono in pochi Centri specialistici. Le attese prolungate per sottoporsi a queste valutazioni in certi casi rallentano la prima definizione diagnostica e rendono più difficili anche i controlli periodici ai quali si devono sottoporre i malati.

D’altra parte, solo in Centri con un adeguato livello di specializzazione si possono trovare reumatologi esperti nella gestione della sclerosi sistemica e quell’approccio multidisciplinare che permette di affrontare le diverse alterazioni a carico di organi e apparati che la patologia provoca.

Circa le cure che sono in sviluppo, l’intervistata riporta che ci sono molte ricerche in corso su farmaci che hanno l’obiettivo di contrastare la fibrosi della parete dei vasi e, in questo modo, di rimodellare il sistema vascolare danneggiato dalla sclerosi sistemica. La speranza è che questi prodotti possano, quantomeno, bloccare il meccanismo di danno, ma la disponibilità di farmaci in grado di sviluppare tali effetti renderà ancora più cruciale la diagnosi precoce della malattia.

4 Luglio 2019 – Assemblea Pubblica 2019 di Farmindustria

Il 4 luglio 2019 presso l’Auditorium di via della Conciliazione a Roma si è tenuta l’Assemblea Pubblica 2019 di Farmindustria. Dopo la relazione del Presidente di Farmindustria Dott. Massimo Scaccabarozzi, ha preso la parola il Ministro della Salute Dott.ssa Giulia Grillo e a seguire si è svolta una tavola rotonda moderata dal giornalista Rai 1 mattina Franco di Mare.

Presente tutto il mondo dell’industria farmaceutica, tutti i rappresentanti della sanità’ pubblica, le associazioni di pazienti tra cui As. Ma. Ra . Onlus

3 luglio 2019 – Uniamo ha presentato il 5° rapporto sulle malattie rare

Il 3 Luglio 2019 si è tenuta una conferenza stampa al Senato di Piazza Madama , dove Uniamo ha presentato il 5 rapporto sulle malattie rare. Ad aprire la conferenza la presidente di Uniamo Annalisa Scopinaro. E’ poi intervenuta la Sen. Binetti che ha messo in evidenza il lavoro di Uniamo e delle associazioni ed ha lanciato un messaggio al Ministero della Salute per dare priorità all’approvazione del Piano Nazionale delle malattie rare scaduto nel 2016.

Dopo la conferenza che si è’ tenuta al Senato a Piazza Madama , ci si è spostati al Senato a Piazza della Minerva per assistere al Convegno: Presentazione 5 rapporto sulle malattie rare , organizzato da Uniamo.

Presente il coordinatore dell’Intergruppo parlamentare per le malattie rare Sen. Paola Binetti.

Rappresentanti istituzionali: Direttore della Programmazione del Ministero della Salute dott Urbani, direttore del CNMR Ist. Superiore di Sanità dott.ssa Taruscio, Direttore scientifico ospedale Bambino Gesù’, Bruno Dallapiccola, rappresentante Inps, coordinamento medico legale dott. Raffaele Migliorini e altri importanti rappresentanti.

Erano presenti diverse associazioni tra cui As. Ma.Ra Onlus

Congratulazioni del Presidente Fesca per Asmara Onlus

Dear  Maria Pia Sozio

Congratulations for bringing the world scleroderma day to the Ministey of Health. What a great achievement!

I wish you and your members a very good day – in the name of scleroderma.

Scleroderma will not take our smiles – lets continue to collaborate and spread awareness.

Kindest regards,

Annelise Roennow

President, Federation of European Scleroderma Associations aisbl (FESCA)

 

 IN ITALIANO

 Cara Maria Pia Sozio

 Congratulazioni per aver portato la giornata mondiale della sclerodermia al Ministey of Health. Che grande risultato!

Auguro a te e ai tuoi membri una buona giornata, in nome della sclerodermia.

Lo scleroderma non ci toglie il sorriso: continuiamo a collaborare e diffondere consapevolezza.

 Cordiali saluti,

Annelise Roennow

Presidente della Federazione delle associazioni europee di sclerodermia aisbl (FESCA)